Grazie alla versione italiana stiamo conoscendo un altro aspetto importante della logica del populismo: la coesistenza dei contrari. È il bispensiero: la capacità di sostenere un’idea e il suo opposto.

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La flat tax è progressiva, non deve arricchire i ricchi; l’obbligo dei vaccini è flessibile; il decreto dignità è la waterloo del precariato e per questo estendiamo i voucher, simbolo del precariato; la gara dell’Ilva è illegale ma non possiamo annullarla e per questo facciamo l’accordo, anche se in campagna elettorale volevamo chiudere l’Ilva; sfioreremo il 3% nel rapporto deficit-Pil, ma rispetteremo i vincoli come vuole l’Europa dell’Euro che noi combattiamo; istituiamo il “Daspo ad aeternum” per i “corrotti” nel giorno stesso in cui un partito di governo subisce un rovescio giudiziario conseguenza di vecchi maneggi con i soldi pubblici; i magistrati fanno politica (Salvini) e fanno anche il loro dovere (Di Maio); “Vogliamo la dignità dei lavoratori ma anche quella delle imprese”.

La Nuova Lingua “populista”

Si sorride della Nuova Lingua “populista”. Ma questa lingua è una faccenda molto seria. In primo luogo è una tecnica di marketing che promuove un prodotto con tutti gli argomenti a disposizione, senza temere di entrare in contraddizione. Il cliente non ci fa caso, è sufficiente che trovi l’argomento che gli piace permettendogli di identificarsi nel prodotto venduto.

È una storia ricorrente in un paese in cui è stato detto che il “Jobs Act è di sinistra” e il Pd, un partito neoliberista di massa, è stato presentato, con successo, come un “partito di sinistra” che ha messo in pratica uno dei cicli della rivoluzione conservatrice in corso.

Non c’è da stupirsi se, al cambio di maggioranza, si continui a insistere sullo stesso spartito. Questa è la forma della politica contemporanea: la coesistenza degli opposti, la capacità di affermare formalmente l’esistenza di un Bene che, tuttavia, coincide materialmente con il suo opposto: lo sfruttamento, l’oppressione fino alla contraddizione che consiste nella cancellazione della stessa idea di contraddizione. Lo fanno tutti, a destra come sinistra. Lo si fa ancora di più oggi quando al governo c’è (anche) un movimento che ripete che “siamo oltre la destra e sinistra”.

Oggi, dicono, c’è il “popolo” al governo. Da qui America first, prima gli italiani, prima gli ungheresi. Da qui la guerra a chi non appartiene al “popolo”, e al corpo della “nazione”: i migranti.

Equivalenza degli opposti

Il “popolo” è inteso come la totalità che contiene tutte le differenze. Puoi essere di destra e di sinistra ma troverai in questo orizzonte indefinito un’identità con il diverso, o il tuo opposto. L’equivalenza tra gli opposti è la formula magica del populismo. In questa ideologia non si tratta di scegliere se essere di destra o di sinistra, ma di affermare entrambe – contemporaneamente, in maniera coordinata, uno dopo l’altro, in una logica ricorsiva. L’obiettivo è coprire tutto l’arco della rappresentanza politica, fingere di rappresentare tutti alla luce del buon senso e del senso comune.

L’interprete privilegiato è il Capo, il leader, il sensore degli umori del “popolo”, rigorosamente rappresentato dai “mi piace” su Facebook e dai retweet su Twitter. Il “popolo” è una rappresentazione delle rappresentazioni e coincide con quello che il Capo immagina sia il suo popolo digitale in un continuo referendum su se stesso. Il “nome del popolo” coincide con la platea personalizzata su Facebook: un milione di “mi piace” sono l’equivalente di un milione di voti.

Questa è la principale illusione del “populismo”: dato che non è possibile rappresentare tutto il popolo, una volta per tutte, allora si pretende di rappresentarne una parte sui social network. La “volontà del popolo” è confusa con la “volontà generale”. Lo dice, ad esempio, Salvini quando evoca il consenso di “60 milioni di italiani” contro i magistrati che lo hanno inquisito per il reato gravissimo di sequestro di persona a scopo di coazione (i 177 migranti della Diciotti).

Tutto e il suo contrario

Una delle principali teorie del populismo – quella di Ernesto Laclau esposta principalmente ne La Ragione Populista, sostiene che il “popolo” è il “significante vuoto”. Il “popolo” è un «universale vuoto» occupato e risignificato nella lotta per l’egemonia tra i diversi “populismi”. Le vie infinite della partitocrazia italiana hanno permesso la formazione del governo attuale, prodotto dell’ircocervo Lega-Cinque Stelle.

Siamo “populisti” ha detto il presidente del Consiglio Conte, facente funzione per i vice Di Maio e Salvini. Il popolo di questi “populisti” è il risultato del conflitto tra due idee diverse del popolo che si sommano in un “universale vuoto” che contiene tutto e il suo contrario. Anche nella stessa frase.

Grazie alla versione italiana stiamo conoscendo un altro aspetto importante della logica del populismo: la coesistenza dei contrari. È il bispensiero: la capacità di sostenere un’idea e il suo opposto, una proposizione logica attualmente identica al proprio opposto. Bispensiero è il termine con il quale George Orwell in 1984 identificava l’ortodossia del Partito: libertà è repressione; repressione è libertà. Oggi il bispensiero (doublethink) populista è l’unico modo per giustificare il cambio di opinione, senza smentirsi, cambiando le parti tra una destra e una sinistra intercambiabili.

Bispensiero significa affermare la verità e il suo opposto: la sua falsità. Su questa strada l’inganno è cosciente e avviene in nome della massima “onestà”. Il bispensiero è la lingua del potere che agisce in nome del popolo e contemporaneamente contro il popolo. Questo è l’unico modo per far sopravvivere il potere.

 

[Roberto Ciccarelli è giornalista de Il manifesto e autore del libro Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale]

Foto di copertina tratta da wikipedia.
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Roberto Ciccarelli
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