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Stanotte mi sono addormentato tardi. La mia mente perversa si è appassionata a quei post di amici degli amici in cui si commentava ammirati la triste sorte del patriota Traini che, per risolvere i problemi sociali prodotti dalle migrazioni, si è messo a sparare a caso su ragazzi inermi assolutamente innocenti, o meglio, colpevoli di essere neri. Sono in mezzo a noi, si rammaricano del fatto che non li abbia uccisi, parlano di atto eroico.

Ora, mi chiedo, fare solo sarcasmo sull’analfabetismo funzionale, ironia sulla grammatica, battute sulla non sostenibilità del suffragio universale, esortazioni a riempire le fogne, foto a testa in giù, fare tutto questo, migliora di un millimetro la situazione? Non sarà forse il momento di evitare l’errore mortale che hanno sempre compiuto i democratici (in senso etimologico, sia chiaro) quando si affacciano queste dinamiche?

Abbiamo milioni di persone pronte a capire una strage per la frustrazione di un nazista psicotico (perché questo è Traini, le due cose contemporaneamente) a causa dell’immigrazione e non a capire la frustrazione delle popolazioni distrutte dai cantieri del TAV (arrestateli! delinquenti! perché tagliano il filo di un cantiere che sta sventrando la loro valle senza un motivo), dei poveracci che occupano una delle migliaia di case sfitte dei palazzinari (la proprietà privata è sacra!), dei disperati che fuggono da guerre o dalla fame (che è uguale). E pensiamo di cavarcela con il disprezzo espresso tramite social?

Sono in mezzo a noi, mandano i figli nelle scuole con i nostri, ci preparano il caffè al bar, aggiustano le nostre macchine, se rimaniamo senza benzina, forse, si fermano anche e ci portano alla stazione. Io penso che dobbiamo fare uno sforzo paziente per parlarci, per non isolarli, per non isolarci dalla maggioranza arrabbiata del paese.

A che servirà aver avuto ragione quando sarà troppo tardi?

Foto di copertina da www.pixabay.com
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Federico Santi
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