Quella dei migranti che ci minacciano alle porte è una bufala narrativa: basta guardare l'entità dei numeri e ciò che davvero comporta. Eppure si assite a una psicosi di massa che attanaglia gran parte dell'opinione pubblica. A chi giova tutto questo?

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Di fake news e bufale si parla ormai quotidianamente, anche in convegni importanti. Ma le cose scorrono così velocemente e sono talmente articolate, che concentrarsi sulla singola falsa notizia appare ormai anacronistico. Perché siamo nel mondo della falsa narrazione. Cioè di una notizia falsa che viene però reiterata di giorno in giorno, di settimana in settimana, di mese in mese; con aggiunte quotidiane di particolari che sono solo un pretesto per parlare di nuovo dell’argomento, farlo entrare nelle teste delle persone, nelle discussioni quotidiane, fino a renderlo tema nazionale, anzi: continentale. Il tutto senza che ci sia una base concreta affinché quell’argomento sia così in primo piano, ed evitando di trattarlo in maniera rigorosa, ché se lo si affrontasse in quel modo la bufala narrativa si mostrerebbe in tutta la sua mole. L’emergenza migranti è una di quelle bufale che vengono propalate forse per sciatteria, forse per infimi calcoli politici, forse per razzismo mascherato, forse per inseguire la parte più retriva, pigra e ignorante dell’elettorato; o forse per un misto di tutto questo. Sta di fatto che l’emergenza migranti è una bufala narrativa ed è pericolosa perché genera una psicosi di massa ingiustificata. È un po’ come se gran parte di noi si preoccupasse quotidianamente di dove giocherà Bernardeschi il prossimo anno, o di quanto durerà la storia tra Ambra Angiolini e Massimiliano Allegri paparazzati mentre si baciano sulla spiaggia. Sono davvero priorità per il nostro vivere quotidiano, queste? No. Più o meno come lo è l’«emergenza migranti».

Dov’è l’emergenza?

Intanto. Quale «emergenza migranti»? Secondo il vocabolario Treccani on line, emergenza significa «circostanza imprevista, accidente». Se è così, i migranti non sono un’emergenza. Sbarcano da decenni sulle nostre coste. Manca del tutto l’elemento dell’imprevedibilità. Non è quindi, questa, configurabile come un’emergenza per noi, che stiamo dalla parte fortunata del mare. È semmai un’emergenza per loro, che scappano dalla costa messa male. Ma quando parliamo di emergenza noi consideriamo noi, non loro. Siamo noi ad essere in emergenza, non loro che «ci invadono». E però se parliamo di emergenza per noi, dobbiamo allora dirci in faccia che siamo piuttosto incapaci, visto che siamo riusciti a trasformare in emergenza un fatto del tutto prevedibile, che si replica da anni. In questo senso allora sì, il problema è il nostro. Ma non riguarda i migranti, bensì quanto siamo distratti e intossicati dalle bufale narrative.

L’emergenza, si obietterà, è nei numeri. «Sono troppi, è un’invasione, cambieranno il nostro modo di vivere, ci imporranno i loro usi e costumi», sono alcune delle argomentazioni che si sentono ripetere e che contribuiscono alla bufala narrativa dell’emergenza immigrazione. Roba così irrazionale e campata per aria che sembra che l’illuminismo da queste parti non sia mai passato. In Italia gli immigrati regolarmente residenti, secondo l’Istat, sono poco più di 5 milioni. Ad essi si aggiungono circa 435 mila irregolari, secondo quanto stimato dall’Ismu. Poi ci sono i richiedenti asilo e quelli che sbarcano quotidianamente, quando non muoiono in mare, sulle coste italiane. L’anno scorso sono stati 181.436. Al 4 luglio di quest’anno, secondo quanto registrato dal ministero dell’Interno, siamo a 85.170 persone approdate. Parliamo quindi di una popolazione complessiva di meno di sei milioni di persone; meno del 10 per cento del totale dei residenti in Italia. Ora, se da questa minoranza, che peraltro è assai composita per credo religioso, usanze, paesi di provenienza e cultura in generale, si teme un ribaltamento del nostro stile di vita, il problema sta forse nella fragilità di chi non si sente sicuro di sé e non ha lenti sufficientemente efficaci per mettere a fuoco il fenomeno.

Chi danneggia chi?

Assistere i migranti che sbarcano quotidianamente sulle nostre coste ci costa tantissimo e poi questi va a finire che usufruiscono dei «nostri servizi, del nostro welfare, di tutti i benefici che noi paghiamo con le nostre tasse», sono altri due degli architravi che sostengono la bufala narrativa. Bene, secondo quanto ha scritto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in una lettera del febbraio scorso alla Commissione europea, il governo italiano stima che per le operazioni di salvataggio e presa in carico dei migranti che arriveranno sulle coste del meridione si spenderanno nel 2017 3,8 miliardi di euro, dopo che nel 2016 se ne sono spesi 3,3. Per capire le dimensioni del fenomeno di cui stiamo parlando, occorre sapere che le secondo lo studio effettuato dalla commissione istituita dal ministero dell’Economia, l’evasione fiscale e contributiva in Italia ammonta a 108 miliardi l’anno. Se quei soldi entrassero nelle casse dello Stato, ci si potrebbero pagare 32 anni di «emergenza immigrazione». Quanto ai servizi, l’Istat certifica che la spesa media dei Comuni per assistenza alla popolazione straniera è di 43 euro a testa. Ma c’è di più: i 2,5 milioni di lavoratori immigrati che pagano le tasse in Italia, versano mediamente, secondo uno studio della Fondazione Moressa, oltre sei miliardi di Irpef l’anno. Il doppio di quello che costa la sbandierata bufala narrativa dell’«emergenza immigrazione».

E per smontarla, la bufala narrativa dell’emergenza immigrazione, si può anche fare una semplice operazione: se si dividono gli 85 mila migranti arrivati in Italia nei primi sei mesi del 2017 per il numero totale dei comuni, si ottiene una cifra che è: dieci. Cioè: la stragrande maggioranza dei potenziali naufraghi attraccati in Europa, suddivisa equamente per i comuni italiani comporterebbe l’onere di farsi carico di dieci persone per municipio. Se si divide la stessa cifra dei migranti per i 28 paesi che compongono l’Unione europea, ognuno dovrebbe farsi carico di circa 3 mila persone. Tu chiamala, se vuoi, invasione. Si capisce allora come i muri, gli eserciti alla frontiera, le urla dei politici e dei loro elettori facciano parte di una psicosi collettiva che si nutre della solenne ignoranza del fenomeno.

A chi giova? A politici senza scrupoli che solleticano la parte più inconfessabile di ognuno di noi? A elettori ignoranti che trovano un facile capro espiatorio per il loro malessere le cui cause stanno altrove? A una stampa usa-e-getta che con il sensazionalismo dell’«emergenza immigrazione» si guadagna la pagnotta senza troppi sforzi? Forse. Di certo, c’è chi ci rimette: noi, il buon senso, la nostra civiltà. Noi, persi dietro una bufala narrativa di dimensioni tali da farci dimenticare che stiamo morendo di precariato, di diritti negati, di servizi tagliati, di welfare preso a morsi, di città diventate preda di traffico e cemento. Eccole, le emergenze. Ma non la vediamo, persi a inseguire le bufale.

Foto di copertina di Gémes Sándor/SzomSzed, tratta da http://szegedma.hu/hir/szeged/2015/08/migransok-szazai-ozonlenek-roszkerol-szegedre.html
Fabrizio Marcucci
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  1. Fiorella Soldà 7 luglio 2017 at 10:53

    Fate bene a dire la vostra su questo tema. La “gente” è informata o disinformata al riguardo e su una situazione politico-economico-sociale già confusa, ingannevole e contraddittoria si innesta la “questione migranti” che aumenta incertezze, paure o rifiuto.

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