Un Amministratore delegato che prende un bonus milionario appena nominato, prima di cominciare il suo lavoro. Ma l'azienda è "in solidarietà" e ogni tanto manda in esubero qualche dipendente. Ingiustizie nell'Italia di oggi

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Ugo Carlone

Incontro Gianmaria. Lavora in una famosa impresa, che è sempre in crisi. I lavoratori vivono sotto la pressione costante dell’esubero imminente. Hanno attivato il cosiddetto “contratto di solidarietà” e immaginano il loro futuro con grande, diciamo così, incertezza. Gianmaria mi racconta che la solidarietà (che scatta sempre, chissà perché, in orizzontale tra i dipendenti) funziona in questo modo: lavorano meno ore e guadagnano di meno, ma devono produrre come se lavorassero tutte le ore previste, perché ciò che cambia è che se prima bisognava finire un lavoro entro venerdì, e si lavorava da lunedì a venerdì, oggi bisogna comunque finire lo stesso lavoro entro venerdì, ma si lavora, per esempio, da lunedì a mercoledì. Una strizzatina in più al lavoratore e via, consegna effettuata. Per il tempo non lavorato, c’è un’integrazione del 60%, paga l’Inps.

Ma questo riguarda i dipendenti dell’azienda nei ranghi più bassi, comunque “fortunati” perché non licenziati. Ai livelli più alti, la solidarietà non funziona. Chi è ai vertici non deve solidarizzare come chi sta in basso. Una solidarietà strana, che va per via orizzontale (basso-basso) e non, come dovrebbe, per via verticale (alto-basso). Addirittura, e credeteci perché Gianmaria è una persona seria e ho verificato la notizia, l’azienda è talmente solidale che ha concesso al nuovo amministratore delegato, quando è arrivato, un bonus. Sì, quando è arrivato. Prima di cominciare il suo lavoro. Prima ancora di vedere come veniva svolto. Perché si tratta di un bonus “in entrata”, dice Gianmaria. Come, in entrata!?, chiedo. E lui mi dice che gli è stato erogato per il mancato compenso a cui avrebbe avuto “diritto” nel caso in cui avesse accettato un’altra offerta più remunerativa. In pratica, siccome l’Ad ha rinunciato a proposte che prevedevano più soldi (ammesso che sia vero), l’impresa lo ha praticamente indennizzato per il mancato guadagno. E sapete di quanto? Di più di due milioni di euro. È tutto vero.

Io strabuzzo gli occhi e penso vorticosamente a duemila cose insieme e al sistema che non va e a campi da golf resort isole caraibiche barche a vela yacht terme alberghi di lusso cliniche esclusive business class di aerei e ora anche di treni pieni di Ad che hanno ricevuto bonus in entrata e si chiedono a vicenda “tu quanto hai preso?” e uno fa “io due milioni” e un altro “io tre!” e un altro “io dieci!” e un altro ancora “io solo uno!” e alla faccia e all’espressione di Gianmaria che ha due figli e non sa se tra una settimana o due mesi o un anno dovrà andare via e si deve considerare fortunato e mi dico come faccio ancora a sorprendermi di queste cose e ad essere così ingenuo e realizzo che sono di fronte ad un esempio di ingiustizia colossale, di privilegio insopportabile, di disuguaglianza inaccettabile.

Ma come!? L’azienda mette in solidarietà i dipendenti e concede un bonus in entrata, preventivo, sulla fiducia, al suo numero uno? E di due milioni di euro? E perché da un’altra parte avrebbe guadagnato di più? Ma che ci vada, da quell’altra parte. Che razza di solidarietà è questa? Si dirà: ma sono soldi privati, ci fanno quello che vogliono. Eh no: l’integrazione del 60% per la solidarietà la paga l’Inps, cioè il vituperato settore pubblico, come forma di welfare. È il capitalismo, bellezza: azienda in crisi, Ad lautamente premiato prima di cominciare a lavorare (immaginiamoci dopo).

E allora proprio non è vero che la lotta di classe non c’è più: come diceva Gallino, esiste ancora, e, come dice Revelli, l’hanno vinta i ricchi. Due (milioni) a zero.

(Gianmaria mi dice che sarebbe stato bello se anche lui, prima di cominciare a lavorare, avesse avuto un bonus. Non di due milioni, bastavano anche 50.000 euro. Un pezzo di casa se lo pagava. In fin dei conti due milioni a 50.000 è una sconfitta onorevole. O forse no).

Foto di copertina di Feral78
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Ugo Carlone
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  1. Claudia Berretta 1 giugno 2016 at 9:05

    Caro Ugo, ho letto il libro di Gallino e, sebbene fossero concetti (tristi) già noti, mi ha un po’ sconvolto.
    Per fortuna ci suggerisce una via, e dovremmo intraprenderla tutti noi.

    Grazie per il prezioso lavoro, Claudia

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  2. Alberto 2 giugno 2016 at 12:43

    Non so, saro’ fatto male io ma a me scandalizzano di piu’ analoghi atteggiamenti quando si manifestano nel mondo delle cooperative sociali.

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