In Francia la risposta alla democrazia oligarchica arriva da France Insoumise. Vogliamo parlare anche a chi non è tradizionalmente di sinistra per avere la forza di cambiare il nostro paese e l'Europa intera

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Pubblichiamo di seguito la trascrizione dell’intervento di Cristophe Ventura, esponente di France Insoumise, alla presentazione del libro di Marco Damiani “La sinistra radicale in Europa”, organizzato da Ribalta e Il Pettirosso a Terni, il 26 maggio 2017. Qui potete vedere il video integrale dell’incontro. L’intervento di Ventura, che ringraziamo, comincia qui.

In Francia dopo le elezioni presidenziali siamo entrati in una nuova fase politica. La risposta popolare alla democrazia oligarchica che abbiamo in questo paese sta arrivando da France Insoumise (Francia Ribelle). Questo movimento non si riduce alla sola figura di Jean-Luc Mélenchon, che ne è portavoce e leader. Ci sono 450 mila persone dentro France Insoumise, con un livello di coinvolgimento variabile, anche perché ci sono molti modi di partecipare.

Si tratta di un movimento nuovo, che ha contribuito molto alla riconfigurazione del panorama politico che c’è stato con le ultime elezioni presidenziali. E quello che si è aperto è un processo che non è affatto terminato, e che anzi inizia oggi: a giugno abbiamo le elezioni del Parlamento e dobbiamo vedere se questo movimento riuscirà a confermare la sua credibilità e dimostrare di non essere effimero (la lista ha conquistato il 12 per cento dei consensi al primo turno celebrato domenica 11 maggio, ndr).

In Francia viviamo una forte crisi di rappresentatività dei partiti tradizionali, tanto i conservatori quanto i socialisti. È in sostanza entrata in crisi la V Repubblica, retta proprio su quei due partiti.

I partiti di governo hanno trovato con Macron la possibilità di riorganizzarsi. Ma si tratta di una difesa della democrazia oligarchica. Tutti sono dietro Macron che è la nuova faccia del trasformismo francese. In sostanza hanno trovato una nuova faccia per fare le stesse cose che facevano prima. Abbiamo però due movimenti che contestano in maniera decisa questa situazione: France Insoumise e il Fronte nazionale, che rappresenta il populismo di destra.

France Insoumise è l’evoluzione del Front de Gauche, che non esiste più, essendo caduta la sua forza propulsiva e non essendo quella forza attrezzata da un punto di vista organizzativo ad affrontare questa nuova fase. France Insoumise è un movimento molto più aperto alla società e non si riduce al vocabolario o alla strategia della sinistra tradizionale. Questo è un movimento nato per «federare il popolo», questa è stata la nostra proposta nella campagna per le presidenziali. Federare il popolo per rifondare la sinistra. Si tratta di una strategia che si può anche definire populista, nel senso che occorre trovare anche una nuova estetica per diventare più trasversali e toccare vari settori della società; anche gruppi che non si riconoscono nella militanza tradizionale di sinistra. Tutto ciò per tentare di migliorare la democrazia e passare dalla V Repubblica presidenziale di stampo “monarchico” alla VI Repubblica, con una serie di misure che aumentino le possibilità di controllo democratico da parte dei cittadini. Pensiamo tra le altre cose all’istituzione del referendum che revochi i rappresentanti politici quando c’è un problema. Ma anche ad ampliare la partecipazione popolare nello stato.

Puntiamo a cambiare le regole che disciplinano il rapporto tra stato ed economia, fra lo stato e la società e anche fra lo stato e l’Ue; anche perché non si può oggi applicare un programma di sinistra in questa Europa dominata dall’austerità. Come fare? Abbiamo un piano A e un piano B. Il primo prevede di fare di tutto per negoziare il cambiamento radicale dell’Unione, per democratizzarne le istituzioni e consentirne un controllo popolare, e per cambiare le regole fondamentali che ci dicono che la libertà dei capitali è la priorità assoluta. Se non si riesce a negoziare occorre prepararsi ad uscire dall’Unione, questo è il piano B, facendo la proposta a tutti i paesi che volessero lavorare insieme per elaborare un’altra forma di convivenza. Non si tratta ovviamente di una proposta nazionalista, secondo noi l’Europa è un destino comune, ma dobbiamo lavorare su altri meccanismi di cooperazione, che consentano di fare politiche di sinistra. Sarebbe un processo politico dinamico, che dovrebbe consentire, con il consenso popolare dei francesi e degli europei, di cambiare i rapporti di forza con il capitale finanziario e instaurare una nuova fase.

Quindi, riassumendo, le nostre proposte sono innanzitutto quella di democratizzare la Francia con un cambiamento di fondo della Repubblica, e poi, a partire da questo, avviare una negoziazione a livello europeo per cambiare i trattati che regolano l’Ue e per modificarne le politiche economiche in maniera più favorevole al popolo; ciò, assumendosi anche la responsabilità di una rottura per collaborare con i popoli europei a trovare nuovi meccanismi di collaborazione. È con questo programma che ci siamo presentati alle elezioni presidenziali. E il risultato è stato incredibile perché abbiamo avuto il 20 per cento; sette milioni di voti. Cosa che ci fa dire che la sinistra radicale è uscita dal suo ghetto tradizionale, sociologico e politico, per diventare più forte nella società. Questa è una responsabilità enorme, che ci deve portare a creare una forma più solida per il futuro.

Possiamo dire che oggi la sinistra radicale in Francia è uno dei quattro poli nella società con la destra populista, la destra conservatrice e questo movimento di Macron di “ipercentro” con tutti i liberisti di destra e di sinistra dentro. Ci sarebbe anche il polo socialista, che è però ridotto molto male. Oggi la sinistra contro il neoliberismo ha una egemonia nel dibattito nazionale e ha la meglio nei confronti della sinistra liberista dei socialisti.Macron oggi ha trovato una soluzione per riorganizzare il sistema che mostra però diversi segni di debolezza.

Tutto è aperto oggi in Francia, abbiamo l’opportunità storica di costruire qualcosa di importante per i prossimi anni. Questo è importante, e a seconda di come andrà si potrà vedere se la Francia potrà dire qualcosa in Europa. Oggi c’è stata una prima vittoria per noi, ma France Insoumise dovrà lavorare per l’unità delle diverse correnti che la animano. Questa è la nostra sfida per il futuro.

In copertina, manifestazione contro la legge sulla riforma del lavoro del 14 giugno 2016 (foto tratta dal profilo Flickr di Jeanne Menjoulet)
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Cristophe Ventura
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