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Se avessi saputo che non t’avrei più rivista, quel pomeriggio del 22 agosto avrei camminato più lentamente sul Corso. Mi sarei presa il tempo di dirti addio. Quel giorno, mi sarei affacciata dal cancello del chiostro di San Francesco (sempre chiuso quando passavo io) per rubare ancora un attimo di quel suo essere sospeso nel tempo: magari avrei cercato gli orari di apertura per entrarci dentro e sedermi a seguire le linee perfette degli archi. Le linee perfette del sole sulle pareti.

Se avessi saputo che non ci saresti più stata, sarei entrata nella vecchia casa giù al mercato, l’avrei salutata come si deve, l’avrei respirata come si deve…per poi riuscire…portando via soltanto il suo essere sospesa nel tempo in cui si stava tutti li, insieme, a ridere delle cose piccole e a sentire dalla finestra Natalina che vendeva il pesce.

Se avessi saputo che quell’orologio un giorno si sarebbe fermato, lo avrei ascoltato meglio, non lo avrei criticato perché d’estate mi svegliava presto al mattino.

Se qualcuno mi avesse avvisato che non avrei più potuto ammirare la neve bianca ricoprirti come zucchero, mi sarei fermata ad osservarla, ad osservarti nella tua più essenziale bellezza.

E invece, sono stata distratta: ti ho dato per scontata. Ho dato per scontato che tu fossi eterna: ho dato per scontato che il luogo della mia infanzia, delle mie estati, dei miei natali, delle nevicate più belle, delle poesie di mio nonno, della mia famiglia e dei momenti più felici sarebbe stato sempre lì ad aspettare di riempirmi il cuore di gioia.

Invece una mattina mi sono svegliata e il sogno era finito. Interrotto. Sgretolato. Se lo avessi saputo, lo avrei sognato… meglio.

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Foto di copertina: panorama della Conca di Amatrice vista dal Lago di Scandarello, di Silvio Sorcini - Wikimedia Commons
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Francesca Ciaralli
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